Donazione in vita ai figli: quando conviene farlo nel 2026 per ridurre le imposte sulla successione

📋 In breve
  • Dal 2026 donazioni e successioni avranno franchigie separate di 1 milione di euro per figlio.
  • Le imposte si applicano solo sulle somme che eccedono la soglia di esenzione.
  • Conviene donare beni prima del decesso per sfruttare entrambe le franchigie.
  • La nuova legge elimina il coacervo, rendendo la pianificazione fiscale più vantaggiosa.

Seduto al tavolo della cucina, scruti il documento che hai appena stampato: in cima, campeggia il titolo “Piano di donazione”. La domanda ti frulla in testa: come e quando trasferire i tuoi beni ai figli, così da lasciare loro un’eredità concreta e, soprattutto, non gravata da imposte eccessive? Il 2026 si avvicina, e con le nuove regole fiscali conviene ragionare su tempistiche e strategie.

Quali sono i vantaggi della donazione in vita rispetto all’eredità?

La donazione in vita ai figli può portare benefici fiscali significativi rispetto al passaggio dei beni tramite successione. Dal 2026, la legge prevede che donazioni e successioni non si sommino più nel calcolo dell’imposta. Questo significa che puoi sfruttare il limite di esenzione sia per le donazioni che per l’eredità, raddoppiando la soglia rispetto al passato.

In pratica, ogni figlio ha diritto a una franchigia di 1 milione di euro per le donazioni e un altro milione per l’eredità. Solo ciò che eccede queste soglie sarà tassato con un’aliquota del 4%. La separazione delle esenzioni permette di pianificare il trasferimento dei beni in più fasi, riducendo o azzerando l’impatto delle imposte.

Quali sono le soglie di esenzione per le donazioni nel 2026?

Dal 1° gennaio 2026, per ogni figlio (e per il coniuge) la franchigia sulle donazioni è fissata a 1.000.000 di euro. Questa soglia è completamente separata da quella prevista per le successioni, anch’essa pari a 1 milione di euro a beneficiario.

Ciò significa che, se doni in vita beni fino al valore di 1 milione a ciascun figlio, nessuna imposta è dovuta su queste somme. Solo per le donazioni eccedenti la soglia si applica l’imposta del 4%. Lo stesso vale poi per l’eredità, con un’ulteriore franchigia separata.

Questa novità elimina il cosiddetto coacervo, ovvero la vecchia regola che prevedeva di sommare donazioni e successioni per il calcolo dell’imposta, spesso penalizzando chi aveva già fatto trasferimenti in vita.

Quando è il momento migliore per effettuare una donazione ai figli?

La tempistica può fare la differenza. Dal 2026, con le nuove regole, la pianificazione diventa più efficace perché puoi gestire separatamente le franchigie di donazione e successione. Se il tuo obiettivo è massimizzare le esenzioni, la strategia ideale potrebbe essere quella di donare prime del decesso beni fino alla soglia di 1 milione di euro per figlio.

In questo modo, al momento della successione, ogni figlio avrà diritto a un’ulteriore franchigia di 1 milione sull’eredità. Se il tuo patrimonio supera questi limiti, suddividere le donazioni negli anni (anche a più figli) può essere utile per non sforare le soglie di esenzione.

Ricorda anche le scadenze fiscali: dal 1° gennaio 2026, l’imposta sulle donazioni dovrà essere autoliquidata dai beneficiari entro il termine previsto per la registrazione dell’atto, di norma entro 20 giorni dalla stipula.

Quali beni possono essere donati e quali sono le implicazioni fiscali?

Puoi donare sia beni immobili (case, terreni), sia beni mobili (denaro, titoli, quote societarie) ai tuoi figli. Per immobili, la donazione va fatta con atto pubblico davanti al notaio, con la presenza dei testimoni. Per denaro o titoli, è possibile anche una scrittura privata autenticata.

Dal punto di vista fiscale, fino alla soglia di 1 milione di euro per ciascun figlio, nessuna imposta è dovuta. Oltre la franchigia, si applica l’aliquota del 4%. Per gli immobili, restano dovuti imposte ipotecarie e catastali in misura fissa, salvo agevolazioni prima casa.

Attenzione alla legittima: la donazione non può ledere i diritti degli altri eredi legittimari (coniuge, figli, eventualmente genitori). La disciplina civilistica resta invariata anche dopo il 2026.

Come preparare correttamente la documentazione per la donazione?

La donazione di beni immobili richiede un atto notarile pubblico: dovrai recarti dal notaio con i documenti di identità, i dati catastali degli immobili, eventuali certificati di destinazione urbanistica e le visure aggiornate.

Per beni mobili come denaro o titoli, può bastare una scrittura privata autenticata, ma per importi rilevanti è consigliabile l’atto pubblico. Dal 2026, dopo la stipula, i beneficiari devono calcolare e versare l’eventuale imposta dovuta direttamente entro la scadenza fiscale prevista (di solito entro 20 giorni).

Conserva sempre copia di tutta la documentazione, compresi i pagamenti delle imposte, per evitare contestazioni future in sede di successione.

Pianificare una donazione in vita ai figli nel 2026 non è solo una questione di generosità, ma una vera e propria strategia patrimoniale. Con le nuove regole puoi sfruttare al massimo le esenzioni, riducendo il carico fiscale complessivo e garantendo ai tuoi cari un passaggio di beni più semplice e sicuro.

Giovanni Esposito

Blockchain Expert

Appassionato di Fintech e decentralizzazione. Analizza i trend delle criptovalute e le applicazioni della blockchain nel business moderno, traducendo concetti tecnici in opportunità di investimento comprensibili.

Fonti e approfondimenti
Le informazioni sono basate su fonti pubbliche consultate a Marzo 2026. Per dati aggiornati, consulta i siti ufficiali indicati.

Lascia un commento